L’informazione televisiva nell’era delle fake news

Cosa hanno in comune Report e Le Iene?

E’ curioso come in questi giorni mi siano passati sotto gli occhi due articoli, scritti da persone e su testate assolutamente non collegate, che rappresentano molto bene un mio pensiero da qualche tempo a questa parte. Potrebbe sembrare a prima vista che le trasmissioni di cui parlo non siano per nulla collegate, ma che il malessere che entrambe generano in me ha un’origine comune.

Sto parlando di Report e de Le Iene, trasmissioni che, con toni e impostazioni completamente diversi, hanno un obiettivo comune: aprire gli occhi a noi cittadini, smascherare gli inganni perpetrati ai danni della gente comune. In poche parole, fare giornalismo d’inchiesta.

Peccato che spesso entrambe le trasmissioni abbiano più a cuore svelare la notizia bomba che fare davvero luce in modo serio su fatti reali e documentati. E se qualcuno potrebbe rispondere che da Le Iene questo comportamento ce lo possiamo aspettare, perché in fondo sono una trasmissione d’intrattenimento, non una trasmissione d’informazione, Report invece no, è una trasmissione seria, con giornalisti bravi e preparati, mica quei pagliacci de Le Iene…

Non voglio stare qui a fare una classifica di quale sia la trasmissione che crea più danni in tema di disinformazione all’opinione pubblica, ricordo solo che grazie alla campagna martellante de Le Iene abbiamo quasi permesso che un ciarlatano del calibro di Davide Vannoni (giustamente arrestato per questi fatti) potesse ricevere molti soldi dal parlamento per “sperimentare” la sua cura miracolosa, Stamina. E che i danni fatti, soprattutto sulle famiglie disperate a cui è stata venduta una falsa speranza per i loro poveri bambini, non verranno risolti in tempi brevi.

Rimane il fatto che entrambe le trasmissioni hanno l’effetto di disinformare in modo preoccupante proprio su temi scientifici, che mi stanno particolarmente a cuore, su cui l’opinione pubblica è più in difficoltà a formarsi una idea corretta in quanto alcuni temi richiedono una cultura molto specialistica. E soffiare sul fuoco delle paure potrebbe avere ripercussioni terribili sulle scelte della società (anche grazie ad una politica che in quanto a seguire la pancia della gente non è seconda a nessuno).

Vi lascio dunque con gli articoli di cui vi parlavo all’inizio, il primo su Le Iene:

Non sono bastati Stamina, i vaccini, la Blue Whale e una tonnellata di altri servizi di questa caratura. L’ingerenza del programma su scienza e società assume toni sempre più allarmanti ma ciò che più preoccupa è che viene sostenuta da programmi confezionati non col piglio giornalistico ma col mantra del sensazionalismo a tutti i costi. Si pensa solo a scatenare un effetto dirompente, non a come si arriva al risultato né alle conseguenze.

Ok, smettiamola di guardare Le Iene

il secondo su Report:

Credevo, onestamente, fosse un mio pensiero, invece a quanto pare l’abbiamo scoperto tutti, lo pensavamo tutti, o comunque in tanti. Andate a vederli: chilometri di commenti di professionisti di aeronautica, ambiente, alimentazione, ingegneria, che all’unisono denunciano “finché non hanno parlato del tema che conosco bene mi piacevano, poi quella volta che hanno parlato del mio ambito è stato un disastro”. Tutti così.

Anche Report era una bolla, e i social l’hanno fatta scoppiare

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I vettori e la loro somma

Per descrivere alcuni fenomeni in modo esaustivo non è sufficiente utilizzare grandezze fisiche puramente numeriche, ma è necessario introdurre un diverso oggetto matematico. Un esempio di questa necessità è rappresentato, ad esempio, dalla descrizione di un moto che si svolge sul piano e non su una retta come abbiamo visto qui. Infatti quando dobbiamo descrivere il moto in due dimensioni (o in tre se parliamo di moto nello spazio) possiamo avere il bisogno di descrivere una traiettoria del genere:

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In questo caso abbiamo un moto separato in tre parti:

1. lungo il segmento a (nel verso indicato dalla freccia) per una distanza di 4 m

2. lungo il segmento b per una distanza di 3 m

3. lungo il segmento c la cui lunghezza, dato che a e b formano un angolo di 90°, risulta calcolabile con il teorema di Pitagora da cui

Possiamo quindi descrivere la distanza totale percorsa come la somma delle distanze percorse nei tre segmenti a, b e c ottenendo una distanza totale d pari a 12m.

Ma riusciamo a sapere di quanto ci siamo spostati mediante questo calcolo? Se consideriamo lo spostamento, infatti, osserviamo che la posizione iniziale corrisponde con la posizione finale e quindi lo spostamento totale è zero. Dunque il calcolo eseguito non è una descrizione esauriente del moto indicato in figura, poiché ci restituisce solo la distanza effettivamente percorsa ma non tiene adeguatamente in considerazione il fatto che lo spostamento totale è nullo. Quello che il calcolo non riesce a considerare è l’orientamento dei singoli segmenti, che in questo caso formano una traiettoria chiusa e dunque uno spostamento nullo.

L’orientamento dei singoli segmenti è invece una caratteristica fondamentale per descrivere il moto in due dimensioni, prendendo infatti gli stessi segmenti e posizionandoli diversamente otteniamo traiettorie diverse che, a fronte di una distanza totale sempre uguale a 12m, corrispondono a spostamenti diversi.

Come facciamo quindi ad avere una descrizione matematica del moto sul piano e calcolare lo spostamento? Calcolo che nel primo caso deve dare come risultato a + b + c = 0 (e quindi 4 + 3 + 5 = 0).

L’oggetto matematico che rappresenta lo spostamento e tiene dunque conto sia della lunghezza che dell’orientamento del segmento che lo rappresenta è il vettore. Il vettore è dunque rappresentato non solo da un valore numerico (la lunghezza del segmento), ma anche da una direzione (la retta lungo la quale è posizionato il segmento) e da un verso (l’orientamento del segmento). Il valore numerico è anche detto intensità o modulo del vettore. Il vettore viene indicato da una lettera con sopra una piccola freccia (ad esempio ), la stessa lettera senza la freccia indica il modulo del vettore. Con questo nuovo oggetto possiamo tornare a studiare la nostra operazione precedente in cui lo spostamento totale è rappresentato correttamente dalla somma vettoriale .

Ma come si effettua la somma tra vettori? Ci sono diverse possibilità. Ci sono due diversi metodi geometrici e un metodo analitico (numerico).

Il metodo punta-coda

Per sommare due vettori con il metodo punta-coda dobbiamo trasportare la coda del secondo vettore sulla punta del primo (senza cambiare né la lunghezza né l’inclinazione dei due vettori). La somma è data da un vettore la cui coda coincide con la coda del primo vettore e la cui punta coincide con la punta del secondo vettore, come si vede bene dal vettore spostamento.

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Il metodo del parallelogramma

In questo secondo metodo geometrico dobbiamo invece trasportare il secondo vettore in modo che la sua coda corrisponda con la coda del primo vettore. A questo punto dobbiamo tracciare la retta parallela al secondo vettore passante per la punta del primo vettore e la retta parallela al primo vettore passante per la punta del secondo vettore. La somma vettoriale è data da un vettore che inizia nel punto in cui sono posizionate le due code e termina nel punto di incontro delle rette parallele.

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Il metodo analitico

Per applicare questo metodo dobbiamo prima di tutto introdurre una nuova rappresentazione dei vettori. Disegniamo ogni vettore in un piano cartesiano, con la coda nell’origine degli assi (il punto 0,0). Il vettore sarà rappresentato allora dalla coppia di numeri corrispondente alle coordinate x e y della punta del vettore. Queste coordinate si dicono anche componenti del vettore. Prendendo come esempio i vettori dello spostamento originale abbiamo ad esempio

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La somma vettoriale è un vettore le cui componenti sono la somma delle componenti di e di .

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Si vede che il vettore somma è lo stesso che avremmo ottenuto utilizzando uno dei due metodi geometrici illustrati in precedenza. ATTENZIONE: Bisogna sempre posizionare la coda del vettore nell’origine degli assi del piano cartesiano.

Componenti negative

In un piano cartesiano ci sono alcune zone (chiamate quadranti) in cui una o più coordinate sono negative.

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Nel I quadrante x e y sono entrambi positive, nel II quadrante la coordinata x è negativa mentre la y è positiva, nel III quadrante sia x che y sono negative, nel IV quadrante la x è positiva e la y è negativa. Alcuni vettori sono orientati in modo che la loro punta cada in uno di questi quadranti. In questo caso alcune o tutte le loro componenti corrispondono a coordinate negative. In questo caso l’eventuale segno negativo va riportato all’interno delle componenti e ne va tenuto conto al momento di fare la somma vettoriale, sommando o sottraendo a seconda del segno. Allo stesso modo va disegnato correttamente l’eventuale risultato con componenti negative.

In questo caso la somma vettoriale è

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Esercizio

Utilizzando i tre metodi illustrati, verificare che lo spostamento totale dell’esempio iniziale dia come risultato un vettore nullo (in cui coda e punta coincidono).

Casi particolari

Calcolare la somma vettoriale, utilizzando i tre metodi illustrati, di due vettori con stessa intensità, stessa direzione ma verso opposto. Cosa osserviamo?

Materiale

Potete scaricare la versione word di questa lezione da qui (http://1drv.ms/1ncto6k).
I disegni dei vettori sono stati fatti con Geogebra.

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Il pezzo di cui sono più soddisfatto è Vado al Massimo, apparso in versione ridotta anche su Scientificast

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 6.200 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 5 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Star Wars: The force awakens – una recensione lampo #NoSpoiler

Bel film, bella atmosfera, fantastiche le astronavi, i rottami, gli alieni, l’ambientazione generale, la polvere. Forse un po’ troppo Episodio IV, specie nella battaglia finale, ma tutto sommato reimmaginato bene. Unici assenti ingiustificati i cattivi e l’aspetto mistico di Star Wars (ma almeno non ci sono i Midichlorian). Ma nonostante queste mancanze un ottimo film, che ci lascia con personaggi interessanti e domande a cui rispondere (sia nel futuro che nel passato di Episodio VII). E non vedo l’ora che arrivino le risposte.

Bella anche la colonna sonora, che nel momento in cui lui appare, si rivela. In ogni modo la trovate qui (ATTENZIONE, i titoli dei brani potrebbero contenere SPOILER): https://play.spotify.com/album/3fUKGTsiYL1kSroBWBLmmR

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Il moto

Introduzione

La branca della fisica che studia il moto si chiama cinematica. Per definire il moto di un oggetto abbiamo bisogno di definire alcuni concetti.

Approssimazione di punto materiale

Dobbiamo ignorare tutte le caratteristiche del corpo che non siano la sua massa o la sua posizione e considerarlo come un punto. Per poter mantenere la validità di questa approssimazione le dimensioni del corpo devono essere piccole rispetto al percorso effettuato.

Sistema di riferimento

Per descrivere il moto di un corpo abbiamo bisogno di un sistema di riferimento, cioè di un sistema di assi cartesiani in cui poter identificare la posizione del corpo. Sistemi diversi possono portare a descrizioni diversi del moto.

Esempio: se siete seduti su un treno in movimento e avete una borsa sul sedile accanto a voi, la borsa è ferma nel vostro sistema di riferimento (che si muove insieme al treno) ma si muove rispetto ad una persona che vi osserva dalla stazione (perché il treno, e quindi la borsa, si muovono nel sistema di riferimento della stazione).

Il sistema di assi cartesiani può comprendere tutte e tre le dimensioni dello spazio (x, y, z) oppure per semplicità essere limitato a un numero minore di dimensioni. In questa nostra trattazione considereremo solamente moti rettilinei, lungo una sola dimensione, quindi per quanto riguarda gli assi dello spazio avremo solo la dimensione x. La descrizione del moto, che tratta della variazione della posizione di un oggetto nel tempo, richiede l’aggiunta di un ulteriore asse cartesiano che rappresenta il tempo.

Tempo e spazio

Per descrivere il moto abbiamo bisogno di definire le seguenti grandezze:

Posizione

La posizione di un oggetto è data dalle sue coordinate in un sistema di riferimento. Nel moto in una dimensione la posizione di un oggetto è data solo dal valore della sua coordinata x. Si indica, di solito, con la lettera s minuscola e nel SI (Sistema internazionale) si misura in metri (o suoi multipli/sottomultipli).

Tempo (istante di tempo)

L’istante di tempo serve ad identificare quando è avvenuto un evento, nel caso dello studio del moto indica quando un oggetto si trova in una determinata posizione. È quindi un valore in un sistema di riferimento temporale. Si indica, di solito, con la lettera t minuscola e nel SI si misura in secondi (o suoi multipli/sottomultipli).

Esempio: l’istante di tempo in cui vi trovate a scuola alla prima ora sono le ore 8:15, nel sistema di riferimento in cui di solito contiamo il tempo. Un diverso sistema di riferimento potrebbe prendere come 0 l’istante in cui iniziamo una misura, per cui tutti i valori temporali verranno riferiti all’inizio della misura.

Distanza

La distanza percorsa da un oggetto durante il suo moto è pari alla differenza tra due posizioni in due istanti di tempo diversi. Dato che è una differenza di posizioni si indica con Ds e nel SI si misura in metri (o suoi multipli/sottomultipli), come la distanza.

dove è la posizione finale e è la posizione iniziale. Come si vede anche dalla formula, nel caso in cui il moto di un oggetto parta dall’origine del sistema di riferimento, il valore della distanza percorsa coincide con la posizione finale. Infatti se allora (da ora in poi al posto di allora useremo il simbolo =>) .

Intervallo di tempo

L’intervallo di tempo è la differenza tra due istanti di tempo e serve ad indicare quanto tempo è passato tra due eventi. Essendo una differenza di istanti di tempo lo indichiamo con e nel SI lo misuriamo in secondi (o suoi multipli/sottomultipli).

dove è l’istante finale e è l’istante iniziale. Come si vede anche dalla formula, nel caso in cui il primo evento avvenga al tempo 0, il valore dell’intervallo di tempo coincide con il tempo finale.
Infatti se => (allora) .

Velocità

Dopo aver definito le grandezze che ci permettono di descrivere lo spazio e il tempo introduciamo la velocità. La velocità indica la variazione della posizione in funzione del tempo. La velocità è il rapporto tra la distanza percorsa e l’intervallo di tempo impiegato a percorrere quella distanza.

La velocità si indica con la lettera v minuscola e si misura (nel SI) in m/s. La velocità calcolata per un intero percorso, o parti di esso, si chiama velocità media. Se la velocità si riferisce ad un intervallo di tempo piccolissimo (al limite un singolo istante) si dice velocità istantanea.

Moto Rettilineo Uniforme

Il moto rettilineo uniforme è quel moto lungo una traiettoria rettilinea in cui la velocità è costante. Dalla formula della velocità

possiamo ricavare che la relazione tra distanza ed intervallo di tempo è di proporzionalità diretta. Infatti due grandezze il cui rapporto è una cosante sono direttamente proporzionali. Quindi in un grafico con il tempo sull’asse delle ascisse e la distanza sull’asse delle ordinate il moto rettilineo uniforme corrisponderà ad una retta passante per l’origine.

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L’inclinazione della retta corrisponde alla velocità. Più la retta è inclinata, maggiore sarà la velocità. Una retta orizzontale corrisponde ad un oggetto fermo (v = 0).

Per ricavare l’equazione della distanza percorsa in funzione del tempo trascorso (cioè la formula che mette in relazione distanza, tempo e velocità) dobbiamo invertire la formula della velocità e troveremo:

Per trovare l’equazione generale della posizione (non della distanza) in funzione del tempo, ricordiamoci che

e che

per cui sostituendo nella equazione precedente otteniamo

Considerando il tempo iniziale uguale a zero e spostando la posizione iniziale al secondo membro dell’equazione otteniamo

cioè la posizione finale è uguale alla velocità moltiplicato il tempo finale, il tutto sommato alla posizione iniziale. Questa equazione vale per un qualsiasi istante di tempo t e quindi possiamo scriverla come equazione oraria del moto rettilineo uniforme nella sua forma più generale

che si legge come: la posizione s in funzione del tempo, s(t), è uguale alla velocità moltiplicata per il tempo trascorso e sommata alla posizione iniziale (posizione al tempo zero ovvero s0).

Accelerazione

L’accelerazione serve a descrivere la variazione della velocità nel tempo. L’accelerazione è il rapporto tra la velocità e l’intervallo di tempo impiegato a raggiungere quella velocità.

La velocità si indica con la lettera a minuscola e si misura (nel SI) in m/s2. Nel caso di moto rettilineo uniforme essendo la velocità costante, sempre uguale, la sua variazione è nulla, cioè l’accelerazione nel moto rettilineo uniforme vale zero.

Moto uniformemente accelerato

Il moto uniformemente accelerato è un moto in cui la variazione di velocità, cioè l’accelerazione, è costante nel tempo. Visto che la velocità cambia nel tempo può essere interessante studiare il grafico della velocità in funzione del tempo. Da un punto di vista matematico valgono le stesse considerazioni fatte per il moto uniforme, solo che stavolta ad essere costante è il rapporto tra la variazione di velocità e il tempo. Possiamo quindi ricavare la relazione tra velocità e tempo semplicemente scambiando dalle formule precedenti l’accelerazione con la velocità e la velocità con lo spazio. Quindi dalla formula della accelerazione

possiamo ricavare che la relazione tra variazione di velocità e l’intervallo di tempo è di proporzionalità diretta. Quindi nel grafico tempo-velocità la velocità del moto uniformemente accelerato corrisponde ad una retta passante per l’origine. L’inclinazione della retta corrisponde all’accelerazione.

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Più la retta è inclinata, maggiore sarà l’accelerazione. Una retta orizzontale corrisponde ad un oggetto con velocità costante (a = 0), cioè un oggetto che si muove di moto rettilineo uniforme.

Per ricavare l’equazione della variazione di velocità in funzione del tempo trascorso (cioè la formula che mette in relazione velocità, tempo e accelerazione) dobbiamo invertire la formula della accelerazione e troveremo:

Per trovare l’equazione generale della velocità (non della variazione della velocità) in funzione del tempo, ricordiamoci che

e che

per cui sostituendo nella equazione precedente otteniamo

Considerando il tempo iniziale uguale a zero e spostando la velocità iniziale al secondo membro dell’equazione otteniamo

cioè la velocità finale è uguale alla accelerazione moltiplicato il tempo finale, il tutto sommato alla velocità iniziale. Questa equazione vale per un qualsiasi istante di tempo t e quindi possiamo scriverla come equazione oraria della velocità nel moto rettilineo uniformemente accelerato nella sua forma più generale

 

che si legge come: la velocità v in funzione del tempo, v(t), è uguale alla accelerazione moltiplicata per il tempo trascorso e sommata alla velocità iniziale (velocità al tempo zero ovvero v0).

Trovata l’equazione della velocità passiamo ora a studiare la relazione tra la posizione ed il tempo nel caso del moto uniformemente accelerato. Come prima la relazione tra la distanza percorsa è sempre

Solo che, non essendo la velocità costante, nel moto uniformemente accelerato questa relazione vale solo per la velocità media. Dobbiamo quindi calcolare quanto vale la velocità media nel caso del moto uniformemente accelerato. In questo caso (in cui velocità e tempo sono direttamente proporzionali) la velocità media può essere calcolata come

Possiamo sostituire la formula della velocità in funzione del tempo che abbiamo calcolato prima

ed otteniamo

Sostituiamo in ed otteniamo

Come prima, sostituiamo e ed otteniamo

Ora poniamo a zero il tempo iniziale e togliamo le parentesi moltiplicando tutti i membri per il tempo finale

Portando la posizione iniziale al secondo membro dell’equazione siamo quasi arrivati alla forma finale

Ora scriviamo il tutto come equazione oraria dello spazio in funzione del tempo, sostituendo tutte le quantità iniziali con le quantità al tempo zero e trovando quindi l’equazione oraria del moto uniformemente accelerato nella sua forma più generale

Il grafico di questa equazione corrisponde ad una curva detta parabola

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