Domani si riparte. Con una consapevolezza in più.

Il momento è arrivato. Domani ricomincio a lavorare. Sarò di nuovo ricercatore universitario, per un altro anno, probabilmente l’ultimo. La consapevolezza è che comunque io debba trovare un’altra strada. Non che non mi piaccia la ricerca, ma pur ritenendomi in gamba – e magari qui mi sopravvaluto – non è questo il mio futuro né in Italia e a quanto sembra nemmeno all’estero.

Vale la pena riflettere sul rapporto tra il tempo di lavoro burocratico (4 o 5 mesi) per mettere in piedi il rinnovo del mio contratto (ed era solo un rinnovo, se fosse stato un contratto nuovo?) ed la durata effettiva del mio contratto (12 mesi). Cioè un terzo del tempo, allucinante.

La seconda riflessione è sulla precarietà della ricerca. Non tanto riguardo alla mancanza di prospettive future, di sicurezza o di opportunità, ma quanto sulla totale assenza di tutele che spettano a noi laureati e dottorati quando i nostri contratti non sono attivi. In quanto assoggettati alle stesse norme dei docenti universitari, i contributi versati dai ricercatori a tempo determinato non prevedono contributi di disoccupazione, quindi la mia richiesta all’INPS è stata respinta. Mia moglie, che aveva un assegno di ricerca, avrebbe dovuto prendere il contributo una tantum previsto per i Co.Co.Co. Ma anche in questo caso non risulta iscritta alla gestione separata come collaboratore quindi nulla. Zero. E non risultando entrambi lavoratori in questo periodo di iscrizioni scolastiche, richiamo anche di perdere l’opportunità di usufruire del tempo pieno alla scuola elementare. Oltre al danno la beffa.

Andando fuori tema e parlando di scuola, ci spiegano che è previsto un contributo volontario (obbligatorio) per le famiglie di 20€ per le spese della scuola. Non è per i soldi, ma è deprimente che la scuola sia obbligata a richiedere VENTI euro per un totale di 4 o 5000 euro in tutta la scuola per fare fronte alle spese correnti. Cioè lo stato non riesce a stanziare 5000 euro per ogni scuola italiana? Sono senza parole.

Tornando invece all’università, in questo mio periodo di allontanamento forzato, ALTEA è stata smontata e non è più operativa e, volendone vedere il lato positivo, potrò dedicarmi totalmente all’analisi dei dati per pubblicare i tre articoli che sono rimasti sospesi nel limbo. Peccato che in questo anno futuro sarò solo, perché ultimo sopravvissuto del nostro gruppo.

Sempre in ambito universitario ho scoperto a settembre (10 giorni prima che mi scadesse il contratto) che il dipartimento, nell’ambito di una migliore distribuzione degli assistenti ai corsi, mi ha assegnato le esercitazioni di un corso nuovo lasciando al corso di fisica che faccio da 5 o 6 anni solo l’altra esercitatrice. Poco male ma a parte il fatto che il mio contratto era praticamente scaduto – vi aspettate che oltre a fare lezione gratuitamente lo faccia anche senza contratto? – nessuno si è preso la briga di avvertirmi ufficialmente. Ad oggi ancora non so che corso avevano pensato di affidarmi né se avranno la faccia di chiedermi di farlo appena torno.

Visto che il mio anno comincia ora, buon anno a tutti.

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