Sei anni di #ALTEA sulla #ISS

La fortuna che contraddistingue l’avventura di ALTEA nello spazio ha voluto che in un periodo solitamente avido di notizie, specie in campo scientifico, il sesto anniversario della permanenza di ALTEA sulla Stazione Spaziale coincidesse non con una, ma con due notizie di importanza e rilevanza storica (parlo della presentazione ufficiale del volo di Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, e dell’annuncio del CERN sul bosone di Higgs). Comunque, nel nostro piccolo, festeggiamo.

L’esperimento italiano ALTEA compie 6 anni di attività a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Successore degli esperimenti INFN Sileye1 e Sileye2 sulla stazione russa MIR e Alteino/Sileye3 sulla ISS, con le sue misure ALTEA sta contribuendo a ampliare le nostre conoscenze sull’ambiente di radiazione all’interno della stazione spaziale.

ALTEA è un esperimento nato dall’esigenza di misurare e caratterizzare la radiazione cosmica all’interno della Stazione Spaziale Internazionale e allo stesso tempo indagare gli effetti di questa radiazione sul cervello degli astronauti, focalizzandosi sull’interazione dei raggi cosmici con il sistema visivo come causa dei ben noti, fin dalle missioni Apollo, “Light Flash”.

Con oltre 1000 giorni effettivi di misura e più di 1 miliardo di particelle misurate, ALTEA è uno dei risultati dell’eccellenza scientifico–tecnologica italiana. ALTEA è un progetto dell’Agenzia Spaziale Italiana parzialmente finanziato dall’INFN e sviluppato dal gruppo dell’Università di Roma Tor Vergata guidato dal prof. Livio Narici; è stato progettato e realizzato dalla Thales Alenia Space di Milano e le sue operazioni vengono gestite dal Mars Center (Telespazio) di Napoli, mentre la ricerca sui light flash è stata condotta in collaborazione con l’Università di Genova.

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Portato a bordo della ISS con lo Shuttle nell’ambito della missione Shuttle STS-121 il 4 luglio 2006, durante il primo anno di attività ALTEA ha misurato la radiazione a bordo ed effettuato sette sessioni di misura su astronauti. Visti gli eccellenti risultati ottenuti durante quel primo anno, grazie all’interessamento dello Space Radiation Analysis Group della NASA, ALTEA ha ripreso le sue misure nel 2007 come strumento operativo per l’agenzia americana. Nel Settembre 2010 iniziava l’esperimento ESA ALTEA-Shield Survey che, utilizzando i rivelatori di particelle di ALTEA in una nuova configurazione ottimizzata per lo studio della distribuzione angolare dei raggi cosmici, ha permesso lo studio accurato della radiazione in diversi punti del modulo americano USLab. ALTEA trasmette i suoi dati verso la User Home Base dell’università di Roma Tor Vergata, dove è possibile controllare l’ambiente di radiazione della Stazione in tempo reale. I dati in tempo reale vengono poi distribuiti verso l’applicazione web iSWA (http://iswa.gsfc.nasa.gov/iswa/iSWA.html) del laboratorio di Space Weather della NASA che li rende pubblicamente accessibili. Recentemente ALTEA è stato riconfigurato per la fase Shield dell’esperimento ESA e spostato nel modulo europeo Columbus, dove nei prossimi mesi studierà l’efficacia di vari materiali per schermare la radiazione. Nuove proposte sono state presentate per ampliare le capacità di misura di ALTEA e per continuare in modo proficuo gli studi sulla radiazione che sono fondamentali per la futura esplorazione umana dello spazio. ALTEA si candida infatti a diventare il primo misuratore in tempo reale del rischio da radiazione in un ambiente particolare come quello della Stazione Spaziale.

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Grazie all’ASI,

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ad AstronautiNews,

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ad Astronautica Ultima Speranza, a Virgilio Notizie e a tutti quelli che hanno riportato la notizia. Segnalatemi eventuali altre citazioni.

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