ALTEA va in Columbus

Quattro (4) ore. Sapete cosa significa sulla Stazione Spaziale un’attività pianificata per durare quattro ore? L’ultima attività di una durata paragonabile era stata nel 2007 ed era la prima misura su di un astronauta in modalità CNSM. Al tempo erano coinvolti due astronauti, e da una pianificazione di un’ora e mezza ci vollero se non sbaglio più di due ore e mezza. Questo per farvi capire cosa significa avvicinarsi ad una attività di quattro ore.

Se seguite questo blog avete già letto che imprevisti durante attività da 15-20 minuti possono fare perdere 3 mesi di misure (leggi qui). Ma andiamo con calma e cominciamo dall’inizio. Come sa chi segue le attività di ALTEA su twitter (oltre che il mio account personale vi ricordo l’account ufficiale dell’esperimento @ISS_ALTEA) o su facebook (pagina ufficiale di ALTEA) dopo 6 anni di permanenza nello UsLab, il laboratorio americano, era previsto che ALTEA venisse smontata e rimontata in una nuova configurazione nel laboratorio europeo Columbus.

ALTEA era stata posizionata nella sua ultima posizione nello UsLab il 22 Luglio 2011 dall’astronauta giapponese Satoshi Furukawa, ma quella volta era stato tutto semplice, perchè in realtà i rivelatori di particelle erano già montati sulla struttura i supporto, e l’astronauta aveva “solamente” il compito di spostarla da una parte all’altra del modulo americano e di riattivarla al termine delle operazioni.

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Prima di questo spostamento il lavoro impegnativo lo aveva fatto Paolo Nespoli che aveva dovuto tirare fuori tutti i componenti di ALTEA dalle borse e rimontarla in configurazione Shield Survey (e vi assicuro che per assemblare i componenti non basta unire i pugni e gridare contatto!). In quella occasione Paolo aveva impiegato 4 ore per l’attività (non ricordo quante ne erano state pianificate) e si trattava solamente di montarla. Per lo spostamento in Columbus invece il compito di Andrè Kuipers era di smontare tutta la configurazione Shield, inserirla nella borsa, e rimontare il tutto in Columbus.

Considerate che la struttura di ALTEA Shield è formata da plates modulari che vanno assemblate a mo’ di puzzle:

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Questa è la configurazione assemblata da Paolo Nespoli

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Andrè Kuipers aveva il compito di assemblare la configurazione detta Shield Shield. Quattro plate modulari vanno  assemblate in configurazione planare per ospitare solamente tre SDU (i rivelatori di particelle di ALTEA). Due delle SDU sono schermate da shielding tiles di diverso spessore posizionate sopra e sotto il rivelatore, mentre la terza SDU non presenta schermatura. Questo permette di valutare l’effetto di schermo delle shielding tiles, confrontando il tipo e il numero di particelle misurate dalle tre SDU.

Insomma, un lavoro niente male, abbinato allo spostamento in un altro modulo, su un diverso pc, con un software aggiornato. Niente faceva stare tranquilli. Il MARS center di Napoli, che seguiva per noi le operazioni, aveva previsto 8 ore di turno per coprire eventuali ritardi dell’attività.

Ed invece, senza fare una domanda, senza una esitazione, senza un errore, senza nessun imprevisto, in neanche tre ore e mezza, ALTEA era in Columbus nella sua nuova configurazione, perfettamente attivata e che inviava dati scientifici a terra.

Ecco le prove:

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E la configurazione inserita nel rack del Columbus

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Complimenti ad Andrè (e non è la prima volta che mi complimento con lui da queste pagine) per l’eccezionale prestazione fornita e per la fantastica riuscita dell’attività. E buone misure ad ALTEA.

PS: Anche il blog ESA della missione PromISSe ha parlato dell’attività di Andrè.

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