Prima l’uovo o la gallina? I paradossi della ricerca italiana

In treno verso l’AstronautiCON 2012 ho un po’ di tempo per buttare giù due riflessioni sulla ricerca in Italia, sulla valorizzazione dei giovani e anche sul mio futuro personale.

Ma prima una precisazione: é talmente tanto tempo che sento parlare di valorizzare i giovani, creare nuove opportunità, offrire loro un percorso di maturazione scientifica che oramai giovane non sono più e anzi mi trovo tutt’oggi ad aspettare con una certa ansia la possibilità di avere un nuovo contratto. Dopo aver parlato della cancellazione dei fondi nazionali per la ricerca a “giovani” ricercatori under40 in Chiudere le università. Riflessioni sulla precarietà nella ricerca, voglio riprendere l’argomento e mostrarvi in che situazione paradossale mi trovo.

Al momento il mio contratto è in scadenza a settembre, abbiamo un paio di progetti sottomessi ad un bando dell’Agenzia Spaziale Italiana ed è appena uscito un nuovo bando sempre dell’ASI. Probabilmente riuscirò ad avere ancora un anno di contratto, forse no, in ogni caso mi piacerebbe che tutto il mio lavoro di questi ultimi 10 anni fosse in qualche modo valorizzato. In altre parole vorrei che il mio nome apparisse nelle caselle dei responsabili di progetto che sono nella documentazione da presentare. In realtà non chiedo nulla di più di formalizzare ed ufficializzare quello che è il mio ruolo effettivo da qualche anno a questa parte.

Colpa dei soliti baroni dell’università, che lasciano a chi veramente fa il lavoro solo le briciole? No, questa volta no, è un problema di burocrazia, miopia istituzionale, boh, non so bene come definirlo.

I contratti dell’ASI con l’università funzionano tramite il meccanismo del cofinanziamento: in pratica l’agenzia spaziale mette dei fondi, utilizzabili per contratti, computer, sviluppo di nuovi strumenti, viaggi, ecc. e l’università invece contribuisce con le persone, pagando lo stipendio a chi dedicherà tempo al progetto. Bene, il paradosso è che i responsabili di un progetto devono appartenere solamente alla categoria del cofinanziamento, essere cioè già inquadrati e stipendiati dall’università, quindi in pratica se io volessi apparire come responsabile di un progetto, il mio contratto non può essere tra quelli pagati dal contratto stesso. E dato che io non sono dipendente a tempo indeterminato dell’università, ma sono pagato dai progetti, l’unica possibilità per me di apparire ufficialmente come responsabile di un progetto è essere pagato da un altro progetto.

L’alternativa è quindi essere pagato da un progetto ma non apparire ufficialmente per quello che è il mio ruolo, oppure apparire come responsabile ed essere pagato da un altro progetto, che significa anche non fare quello per cui sarei pagato.

La beffa è che nei concorsi (i pochi che ci sono) appare tra i requisiti l’aver ricoperto ruoli di responsabilità.

C’è un altro paradosso di cui forse parlerò in futuro (quando le cose saranno più chiare)

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