Report e i telefoni cellulari: alcune riflessioni

La recente inchiesta di Report sui pericoli che le radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari potrebbero costituire per la nostra salute ha sicuramente generato preoccupazione negli spettatori. La questione è molto complessa e non ci sono risultati evidenti a favore dell’una o dell’altra tesi. Sicuramente il servizio era costruito per creare un certo allarmismo. Certo che concludere il servizio di Report raccomandando di aprire un po’ i finestrini in macchina non depone a favore della serietà dell’insieme.

Per prima cosa voglio puntualizzare che le onde elettromagnetiche utilizzate nella telefonia cellulare (microonde) sono denominate radiazioni non ionizzanti, in quanto il danno che producono è grandemente inferiore a quelle ionizzanti (raggi X, raggi gamma, radiazione alfa o beta, raggi cosmici). Inoltre i danni al DNA di cui parlava il servizio di Report sono denominati single-strand break e sono facilmente riparabili dalla cellula utilizzando la base corrispondente sull’altra elica del DNA. Ben più pericolosi sono i double-strand break che portano ad un danno su entrambi i lati della doppia elica e la cui riparazione può portare ad un arrangiamento del genoma (e quindi a mutazioni possibilmente nocive).

Non voglio (non ho sicuramente approfondito abbastanza l’argomento nè ho le competenze per farlo) scrivere qui una parola definitiva sull’argomento, quanto semmai fare una breve e semplice riflessione. Negli ultimi 10 anni il cellulare è diventato un fenomeno di massa talmente diffuso che mi aspetterei che se ci fosse un qualche effetto anche con incidenza percentualmente bassa, dovrebbe essere statisticamente evidente un aumento dell’incidenza di tumori cerebrali.

Con questa domanda in testa ho quindi cercato un po’ di dati in rete. Ho trovato questo grafico che indica l’incidenza dei tumori maligni al cervello e al sistema nervoso centrale in Gran Bretagna tra il 1975 e il 2008.

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Cercando poi dati sull’utilizzo dei cellulari ho trovato quest’altro grafico che ci mostra l’andamento di altri due tipi di tumori (alle ghiandole parotidee e salivarie) insieme al numero di abbonamenti di telefonia cellulare sempre in Gran Bretagna. Voglio far notare che i dati sui tumori cerebrali (nel primo grafico) passano dal 1975 da 4-6 casi su 100.000 persone fino a circa 6-9 casi su 100.000 fino al 2008, mentre nello stesso periodo di tempo il numero degli utenti cellulari è aumentato da 0 fino a 50.000 nel 2005 e mi aspetto che (mantenendo l’andamento) siano non meno di 100.000 utenti nel 2010.

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Così a occhio, con la mia esperienza di analisi dati, io non vedo nessun aumento di tumori correlato con l’aumento esponenziale dell’uso dei cellulari. La cosa curiosa è che cercando in rete dati sull’utilizzo dei telefoni cellulari i risultati mostrano sempre studi relativi alla relazione tra telefoni e tumori.

Chiudo con una vignetta da xkcd

la cui conclusione è che dai dati risulta che il cancro causa telefoni cellulari.

Sull’argomento trovate una riflessione nel blog Cattiva Maestra e una raccolta interessante di link da Ulaulaman.

PS: Un punto focale della trasmissione di Report è stato il fatto che Motorola era il principale finanziatore delle ricerche. Personalmente trovo che sia doveroso per qualunque industria che introduca nuove tecnologie o prodotti a così larga diffusione contribuire allo studio dei possibili effetti nocivi o collaterali. Ovviamente i finanziamenti dovrebbero essere gestiti da un ente terzo indipendente e autorevole che decida come gestirli e a chi destinarli, in modo da garantire l’indipendenza degli studi stessi.

Un ringraziamento va al blog MedBunker per la ricerca dei dati medici.

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15 risposte a Report e i telefoni cellulari: alcune riflessioni

  1. salvatore scargiali ha detto:

    Bravo, siamo stufi di profeti di sventura. Nei primi anni di questo secolo c’è chi ha previsto per il 2050 una crisi di risorse primarie, acqua combustibili produzione di energia primaria, oltre che innalzamento dei mari desertificazione del sud dell’Europa. Io spero che tu vedrai il 2050… lo spero anch’io, ebbene ricorda che dovrai fare un articolo di conferma o di smentita di tali terribili previsioni. Scommetto che il mondo sarà migliore. Avremo energia a sufficienza, l’acqua sarà corrente nelle case e nelle industrie e i problemi climatici ci saranno come ci sono sempre stati nei secoli. In Sicilia si potrà fare la doccia più volte al giorno, Scommetto, se sarò in vita a 103 anni, che, dopo un bel bagno in una piscina in uno dei tanti alberghi di Taormina leggerò il tuo articolo che metterà alla berlina i tanti profeti di sventura di inizio secolo. .

    • lucadifino ha detto:

      Questo è il tipico atteggiamento di chi non vuole ragionare.
      Non esistono le categorie “profeti di sventura” o “inguaribili ottimisti”. Prima di tutto ci dovrebbero essere i dati, i numeri. Al momento non mi sembra ci siano dati che evidenzino alcun tipo di correlazione tra l’incremento dei tumori cerebrali e l’uso dei cellulari, punto.
      Per tutti gli altri argomenti è necessario analizzarli uno ad uno, fare un unico calderone presupponendo che tutto quello che è scienza è male e tutto quello che è natura è bene vuol dire di nuovo non ragionare. L’unico dato generale che posso portare in questo confronto è la durata della vita media, che va solamente alzandosi.

      • salvatore scargiali ha detto:

        Una replica ragionata che condivido, importanti sono i dati. Non si può però non denunciare eccessivi allarmismi che creano pessimismo nell’opinione pubblica. Il dato statistico su cosa pensa la gente lo conferma. A me sembra che, vedere mali in ogni novità tecnologica o future catastrofi causate dalla eccessiva crescita umana, (ieri ancora si leggeva nei giornali che con la riunione in Suddafrica si dava una ultima opportunità ai politici per salvare il pianeta, era proprio scritto così sull’Unità, ricordo che di ultimatum simili ne ho letti parecchi in questi ultimi 20 anni e si va avanti lo stesso), e dire che l’aspettativa di vita per i nati oggi è di oltre 100 anni, qualcosa non funziona. Io sono ottimista e non credo proprio che tutto ciò che natura è bene, anzi la natura la ritengo matrigna e l’uomo la deve gestire come ci è anche stato assegnato di fare. Credo nel progresso scientifico, nella ricerca, così non capisco parte della replica, forse non è stato interpretato lo spirito del mio intervento, mi scuso se non sono stato chiaro.

      • lucadifino ha detto:

        Scusami se ho interpretato male, il tuo intervento sembrava ironico. Per quanto riguarda gli allarmismi sul tema del riscaldamento globale, la situazione è molto più complessa ed è secondo me impossibile stabilire quale è il punto di non ritorno. Qui il problema poi si allarga alla comunicazione della scienza, ma sarebbe tropo lungo parlarne ora.

  2. mousse ha detto:

    Salvatore, se vuoi credere che i telefoni cellulari provocano il cancro, liberissimo di farlo. I dati però dicono il contrario. Vedi tu.

    • salvatore scargiali ha detto:

      Ma io non credo proprio che i telefonini provocano il cancro, forse non sono stato chiaro nel mio intervento. Inoltre sono contrario agli allarmismi esagerati, ce ne sono tanti non li cito in particolare per non alimentare dibattiti inutili, fortunatamente il progresso non si fermerà. Sono abbastanza conoscitore della materia e mi sembra che i dati non confermino allarmismi sui telefonini.

      • mousse ha detto:

        Scusami, ho frainteso (come peraltro Luca) il senso del tuo intervento. Sembrava che dessi poco credito all’interpretazione di Luca.

  3. Gifh ha detto:

    La scienza con le profezie non deve avere nulla a che vedere. Per quanto mi riguarda nonostante non sia un esperto, ma solo uno spettatore, sospenderei il giudizio fino a quando la ricerca in tal senso non soddisfi i necessari minimi criteri che sono richiesti in questi casi. Nel frattempo sfrutto il buon senso (ovvero limito l’utilizzo del cellulare allo stretto necessario, data l’esistenza del viva voce e di altri metodi di comunicazione), e mi informo sulle novità valutandone (per quanto mi è possibile) gli eventuali bias.

    Se a qualcuno interessano i criteri, sono riassunti nelle conclusioni della seguente review, che tra l’altro linka ad altri recenti paper pertinenti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2661897/ (The Controversy about a Possible Relationship between Mobile Phone Use and Cancer – di Michael Kundi)
    Tuttavia, mi auguro sempre di non essere rimasto troppo indietro…

  4. lucadifino ha detto:

    Il Consiglio Superiore di Sanità risponde a Report con un comunicato stampa.
    “Il Consiglio Superiore di Sanità ha affrontato la questione dei rischi potenziali di uno smodato uso di telefoni cellulari nella seduta del 15 novembre. In linea con gli studi dell’Agenzia Internazionale della ricerca sul cancro (IARC) e in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio superiore rileva che non è stato finora dimostrato alcun rapporto di causalità tra l’esposizione a radio frequenze e le patologie tumorali.
    Tuttavia le conoscenze scientifiche oggi non consentono di escludere l’esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare. Va quindi applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini, il principio di precauzione, che significa anche l’educazione a un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del telefono cellulare. Il Ministero della Salute avvierà una campagna di informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per sensibilizzare proprio a tale uso appropriato”

  5. Luca Invernizzi ha detto:

    In effetti, ho (quasi) sempre apprezzato i servizi di Report. In verità alcune eccezioni ci sono già state: es. attacchi non giustificati su alcuni comportamenti di banche o assicurazioni (io non lavoro come dipendente in quel campo) intervistando gente della strada o confondendo fenomeni percettivi con dati oggettivi e analisi statistiche con tanto di significatività statistica.
    Anche per i telefonini mi è sembrato che il non aver coinvolto centri di ricerca straniera o non aver comparato con altri Paesi del Nord Europa i dati che hanno raccolto, non è sinonimo di obiettività. In altre parole mi è sembrato il tipico comportamento dello scienziato di basso profilo che cerca di confermare la propria ipotesi di partenza, cercando più o meno affannosamente prove in gradi di validarla, o evitando prove che non confermino la linea di partenza, ossia i telefonini fanno male alla salute.
    Infine ,le frasi ad effetto e del tutto gratuite, tipiche di uno “Studio Aperto” qualunque o di un “Voyager” hanno veramente abbassato l’autorevolezza dell’impianto comunicativo.

    Peccato cara Gabanelli. Hai perso una buona occasione per sviluppare una tematica di sicuro interesse, ma che merita un approfondimento decisamente più serio e ponderato.

    Luca Invernizzi
    Antenna CICAP Regione Lombardia – provincia di Sondrio
    Fondatore CieloBuio – Coordinamneto Nazionale per la Protezione del Cielo Notturno

  6. Aldo Grano ha detto:

    “L’incidenza del tumore del cervello è in fase di crescita mentre la mortalità
    mostra una leggera tendenza alla riduzione.”
    Questa frase è tratta dall’ ultimo report (non la trasmissione) dal sito AIRTUM, il registro tumori più accreditato in Italia, per quanto riguarda quelli cerebrali. Si può leggere con attenzione, vale la pena, a mio giudizio, di aver paura, ma le prove, ovviamente, non ci sono.
    Del resto, come si fa ad avere prove su una incidenza (per fortuna) così bassa? Penso che se anche le curve riportate da Luca fossero parallele le cause dell’ aumento dei tumori cerebrali potrebbero non essere attribuite alle radiazioni elettromagnetiche prodotte da questi aggeggi. Certamente, ma non ho la prova scientifica inoppugnabile, le cause sono più di una.Ricordo che, comunque, il cosiddetto Morbo della Mucca Pazza ha fatto meno morti ma l’ intervento delle autorità sanitarie di tutta Europa fu pesante e deciso, provocando danni enormi sia agli allevatori che, soprattutto, ai produttori di mangimi contenenti proteine animali di scarto per questi erbivori.
    Aldo Grano

    • salvatore scargiali ha detto:

      L’esempio della mucca pazza è un ulteriore esempio di allarmismo esagerato. Giornali e programmi di intrattenimento giornalistico si pongono come obiettivo , ormai da tempo, la loro cosidetta audiens e non la giusta informazione. Mi aspetterei da un cronaca seria una profonda analisi dei mali provocati dalla cattiva e manipolatrice informazione e un analisi anche di chi invece ne trae benfici. Su quasi tutte le crisi che ci hanno presentato in questi ultimi anni c’è la mano della forzatura. Vedo comunque in questo blog commenti misurati che richiamano correttamente dati statistici, sono felice di ciò, ma non è purtroppo un atteggiamento diffuso nella cronaca e nei media.

  7. Lucio Sibilia ha detto:

    I dati di per sé dicono ben poco se non si hanno le conoscenze per interpretarli. In tutte le scienze. L’illusione che i dati siano sufficienti e che perciò basti “guardarli” è tipica di un atteggiamento metodologico e concettuale ingenuo. I dati infatti non sono mai “dati”. Per lo più sono “presi”. Quindi bisogna essere ben consapevoli di come sono presi, cosa possono esprimere e quali errori si celano nelle deduzioni e conclusioni che ne traiamo. Ad esempio, sappiamo quanti anni devono passare perché l’esposizione ai cellulari e cordless si manifesti con patologie? Nel caso di altri fattori di rischio, l’esposizione deve essere prolungata prima che si manifesti il rischio. Ad es. 20 anni per i tumori legati al tabacco. Sappiamo se esiste e quale sia la % di soggetti vulnerabile al rischio cellulari? E poi, sappiamo se esiste o meno una soglia di uso oltre la quale si manifestano i tumori? Studi recenti dicono di sì. E in corrispondenza di quali fattori questa soglia si abbassa o si alza? Nei bambini sembra più bassa. Perciò, se guardiamo la media dell’intera popolazione, ci possono facilmente sfuggire delle differenze importanti. E poiché l’esposizione è diffusa all’intera popolazione (tutti usano cellulari), anche piccoli sottogruppi di persone a rischio fanno grandi numeri.

    • lucadifino ha detto:

      Lo scopo dell’articolo non era negare qualunque danno per qualunque tipo di esposizione o uso dei cellulari, ma solo smorzare l’allarmismo che si fa in questo ambito con toni decisamente complottisti. I dati che ho riportato (il numero degli utenti e il numero di tutti i tumori alla testa) mostrano che a fronte di un aumento da 0 a 30000 utenti dall’85 al 2000 circa, non c’è correlazione apprezzabile con il numero dei tumori nei successivi 8 anni. Un uso medio non comporta quindi particolari rischi.
      Questo non toglie la necessità di continuare gli studi per i piccoli sottogruppi di cui parli tu in cui si va oltre l’uso normale. In casi di prolungata esposizione, o uso da parte dei bambini, ecc., è importante investigare e eventualmente prendere precauzioni. Ma i grandi numeri dicono che non c’è un allarme generale (al contrario del fumo).
      Riguardo proprio al parallelo con il fumo, riporto un commento ad un articolo su queryonline (http://www.queryonline.it/2011/12/12/cellulari-e-tumori-approfondimento/): “Fino al 1951, quando parte il British Doctor Study: uno studio a coorte (si prende un campione di persone e si vede ce gli succede nel tempo), che pubblica i primi risultati nel 1954. “The mortality of doctors in relation to their smoking habits”. BMJ 328 (7455): 1529, e un secondo report nel 1956. In pratica dopo 5 anni dall’inizio degli studi, è chiaro a tutti che il fumo di sigaretta causa il cancro, senza se e senza ma.”
      “Naturalmente l’industria del tabacco non sta con le mani in mano e finanzia una serie di “studi” che non arrivano (o arrivano di rado) sulla letteratura scientifica, ma spopolano sui giornali. Nel frattempo i ricercatori continuano ad accumulare evidenze del rischio, trovano i meccanismi di azione, ecc.”
      “Gli sudi scientifici mostravano che faceva male, gli articoli di giornale citavano ricercatori che non pubblicavano le loro ricerche e che sostenevano il contrario. Qui siamo all’opposto. Gli studi scientifici mostrano che i rischi sono improbabili, gli articoli di giornale e i libri sostengono il contrario.”
      Nonostante il tempo di esposizione che tu riporti di 20 anni, dopo 5 anni di studi l’evidenza sperimentale è già presente e inequivocabile.

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