ALTEA story (1): da Alteino ad ALTEA

Iniziamo con questo post una serie in cui vi racconterò la storia e l’evoluzione di ALTEA, il mio ruolo all’interno del programma e alcuni simpatici aneddoti.

La mia avventura con ALTEA inizia nel 2002, quando dopo aver sviluppato e verificato una parte del software di Alteino vengo assegnato a questo progetto. A quel tempo ero un giovane neolaureato ancora in cerca di una collocazione stabile (stabile da punto di vista del campo di ricerca, non certo da un punto di vista lavorativo che ancora oggi nel 2011 mi vede come un illustre ricercatore precario). Mi sono infatti laureato nel 2000 con una tesi sperimentale in cui ho realizzato l’elettronica di una camera CCD per il telescopio da 80 cm del CNR collocato presso l’osservatorio di Monte Porzio Catone e avevo effettuato alcune osservazioni di galassie a spirale in interazione.

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La mia camera CCD con raffreddamento ad azoto liquido montata al telescopio da 80 cm di Monte Porzio

Dopo la laurea sono finito a lavorare all’analisi dati di uno strumento della sonda Cassini presso l’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario per un anno e mezzo: esperienza traumatica in quanto non mi erano stati dati gli strumenti adatti per affrontare questi nuovi argomenti, nessuno che mi facesse da guida. Mi erano semplicemente stati consegnati dei dati e mi era stato detto che dovevo scrivere un articolo. Inoltre il lavoro svolto non mi era stato riconosciuto in nessun modo.

Chiusa la parentesi al CNR nel 2002 sono tornato all’università chiedendo (all’unico professore che mi aveva bocciato ad un esame) di poter partecipare allo sviluppo software di Alteino, che sarebbe volato sulla Stazione Spaziale durante quello stesso anno. Alteino è uno strumento simile ad ALTEA, con un solo rivelatore di particelle al posto di sei, con un Elettroencefalografo ed un push-button per la segnalazione dei light flash.

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Lo strumento è stato sviluppato interamente all’interno del dipartimento di fisica, la sua elettronica si basa su un sistema pc-104 con sistema operativo Ms-Dos interfacciato con un chip FPGA custom per il controllo del rivelatore. I dati vengono salvati su schede PC-MCA che quando sono piene vengono portate a terra personalmente dagli astronauti (nelle tasche della tuta). La destinazione verso il segmento russo di Alteino ha permesso anche di rilassare molto tutte quelle condizioni, di solito molto stringenti, richieste tipicamente ad uno strumento spaziale. Infatti, oltre al curioso metodo di download dati, il push-button di Alteino è un semplice trackpad da dito comprato su uno scaffale del supermercato. E mentre altri strumenti vengono trasportati con procedure e precauzioni particolari, Alteino è uscito dalle camere pulite del dipartimento nel cofano della mia automobile ed è stato consegnato ai russi nel loro appartamento in affitto nella periferia sud di Roma. La flessibilità dei russi è stata confermata dal metodo di rientro a terra scelto per Alteino, legato sopra un seggiolino libero di una capsula Soyuz.

Dopo Alteino mi è stato offerto di lavorare ad ALTEA, che, a differenza di Alteino, è stato sviluppato in modi (e con costi) più canonici dalla Laben di Milano (che nel frattempo è diventata Thales Alenia). Il mio primo incarico è stato quello di studiare la documentazione tecnica (nello specifico i requisiti) per verificare che rispondessero alle esigenze della ricerca scientifica che avremmo dovuto effettuare. La cosa curiosa è che in un processo di sviluppo, il documento dei requisiti dovrebbe rispondere alle richieste e alle esigenze del committente, mentre tipicamente il committente non è in grado di scrivere un documento tecnico in modo corretto. Quindi il cliente spiega a grandi linee i suoi requisiti, ed è l’industria stessa che scrive il documento. Serve quindi che qualcuno interpreti il documento e capisca se rispecchia effettivamente le esigenze iniziali. Ovviamente è un compito improbo, specialmente per qualcuno appena entrato nell’esperimento.

Presto il mio compito diventa quello di studiare la documentazione tecnica del formato dati per scrivere un programma di quicklook. Cioè un programma che legga i dati dello strumento, faccia le elaborazioni necessarie e ne visualizzi i risultati per poter verificare la risposta dello strumento. Con questo nuovo incarico a Maggio del 2002, cioè pochi mesi dopo essere entrato nel team di ALTEA, devo partecipare al mio primo evento importante. Infatti, presso la sede Laben a Milano, è prevista la presentazione di ALTEA alla NASA, per mostrare l’esperimento e parlare del suo sviluppo.

Mi trovo dunque a questo incontro, il mio primo incontro ufficiale, attorno ad un tavolo con 30 persone. Parte un giro di presentazioni: project manager, program manager, principal investigator, software manager, safety engineer, mechanical interface designer, ecc. ecc. Tutti con ruoli altisonanti e io, l’ultimo arrivato, senza nulla, non sapevo nemmeno bene quale era il mio ruolo. Potevo forse presentarmi come “appena arrivato, ho un contrattino di 6 mesi, non so nemmeno bene perché mi hanno portato qui”? E mentre il giro di nomi e ruoli continuava, si avvicinava il mio turno e dovevo pensare a qualcosa di credibile in fretta. Qualcosa che non togliesse a nessuno il suo ruolo legittimo, qualcosa di originale, che suonasse bene e che in qualche modo ricalcasse il mio ruolo effettivo. Non volevo certo raccontare balle…

Beh, sto scrivendo il software di analisi dei dati, lavoro nel team scientifico (che a quel tempo era formato da me e dal professore), il mio ruolo in ALTEA da quel momento è diventato Science Software Manager. E devo dire che oltre a suonare credibile per chi non mi conosceva, questa mia iniziativa è stata apprezzata anche da chi sapeva che in realtà avevo appena creato il mio ruolo. Ecco alcune foto di quel mitico giorno in cui sono diventato qualcuno (almeno in ALTEA).

Il mese successivo, altro incontro importante presso la sede dell’ASI a Roma. ALTEA viene mostrato a Roberto Vittori, che era appena tornato dalla missione Marco Polo sulla ISS in cui aveva portato in orbita e utilizzato Alteino. Le foto di quell’incontro con Vittori ve le ho già mostrate nel post Roberto Vittori reincontra ALTEA.

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