Chiudere le università. Riflessioni sulla precarietà nella ricerca

In questo periodo di crisi economica e recessione si fa un gran parlare della competizione che le imprese affrontano sul mercato globale, che porta a scelte di ottimizzazione economica che si traducono nella delocalizzazione degli impianti produttivi, che vengono spostati nell’Europa dell’Est, in Messico e in generale in paesi in cui il costo del lavoro è più basso che in Italia. Queste politiche di delocalizzazione producono, giustamente, grandi proteste nell’opinione pubblica pronta a schierarsi a fianco degli operai che rischiano di perdere il posto di lavoro. A tutto questo si è aggiunta in questi giorni la discussione sulla riforma del mercato del lavoro, sulla modifica dell’articolo 18, sulla tendenza a ridurre i contratti precari per favorire quelli più stabili, ecc.
C’è però una particolare “industria” che soffre di analoghi problemi senza riscuotere né le simpatie dell’opinione pubblica né l’attenzione dei mezzi di informazione. Sto parlando dell’industria del sapere, l’università.

Un recente articolo di Repubblica parla dell’ingresso alla carriera universitaria da parte dei giovani ricercatori così come fotografato da un’analisi dell’Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) sulla situazione negli atenei ad un anno dalla Riforma Gelmini. Stiamo parlando di dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato, di persone che hanno studiato 4, 5 o 6 anni per una laurea magistrale e altri 3 anni per un dottorato di ricerca, e che poi passano anno dopo anno di contratto in contratto, rappresentando in molti casi la maggior parte dei cervelli che tengono in piedi grandi e piccoli esperimenti internazionali. Per citare degli esempi balzati recentemente all’onore delle cronache possiamo parlare dei grossi esperimenti di fisica delle particelle con cui si cerca il bosone di Higgs come ATLAS, CMS o Alice presso l’acceleratore LHC del CERN oppure, per rimanere nel mio campo, dell’esperimento Pamela per lo studio dell’antimateria e della materia oscura nell’universo o di ALTEA, il piccolo esperimento di cui mi occupo personalmente che, per quanto piccolo, produce risultati che interessano a vari gruppi di ricerca della NASA. Come dicevo, in tutti questi esperimenti la maggior parte delle persone coinvolte sono “giovani” precari con contratti a tempo determinato con stipendi ridicoli, senza tredicesima, esclusi da ogni tipo di tutela, senza articolo 18, senza cassa integrazione, senza maternità. Parlo di questa situazione conoscendola bene, essendone un ingranaggio dall’anno della mia laurea (il 2000) ed essendo passato attraverso borse di dottorato (800 € al mese qualche anno fa, ma molti dottorandi non hanno nemmeno la borsa di studio, lavorano gratis), assegni di ricerca (1230 € al mese, stipendio rimasto costante, anzi forse diminuito di qualche decina di euro, dal 2001 fino ad oggi). Da Aprile 2011 ho un contratto vero, ricercatore a tempo determinato, finalmente la 13°, inquadrato nell’università, membro del dipartimento di fisica, peccato sia solo per 18 mesi. In tutti questi anni quasi nulla del mio lavoro è riconosciuto in modo ufficiale, perché non essendo stato inquadrato fino a ieri non potevo ricoprire ufficialmente i ruoli di responsabilità di cui invece mi sono occupato, e poi capita di lavorare a Natale, a Ferragosto, di fare la notte mentre tua moglie è in ospedale aspettando di partorire il tuo primo figlio. Straordinari? Stiamo scherzando?
Ma non voglio stare qui a lamentarmi, volevo solo presentare una situazione personale che è comune a tanti “giovani” precari che ormai tanto giovani non sono più, perché ormai tanti vanno per i 40 se non li hanno già superati. E intanto aspettiamo con ansia i prossimi fondi, che ci garantiranno un altro anno di contratto.

Da questa ricerca emerge che nel 2011 questi precari sono passati da 33.000 a 13.400, a fronte di una riduzione degli strutturati (i pochi con contratto a tempo indeterminato) di sole 400 unità (da 23.800 a 23.400). Insomma quasi due terzi di tutti i ricercatori precari sono stati “espulsi” dal sistema accademico, semplicemente, a causa della costante diminuzione dei fondi per la ricerca e dal blocco del turn-over, che si concretizza nell’assenza di concorsi per posizioni strutturate. Secondo l’Adi l’85% degli attuali assegnisti di ricerca non riuscirà ad entrare nell’università. Certo l’università ha molti problemi, poca attenzione al merito, baroni, concorsi poco trasparenti, ecc. ecc., come in verità altre (molte?) realtà lavorative nel nostro Paese, ma allora la soluzione è chiuderle, queste fabbriche di sapere, di conoscenza e di progresso? Perché questo è quello che sembra stia succedendo, senza che nessuno se ne accorga o se ne preoccupi più di tanto.

A questa situazione aggiungiamo anche il fatto che mentre si parla di incentivare le forme di lavoro stabili, i ricercatori universitari sono forse l’unica categoria per cui invece la recente riforma è andata esattamente nel verso contrario, eliminando il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato e trasformandolo in tempo determinato per un periodo massimo di 6 anni, al termine del quale se non si è diventati professori associati si deve abbandonare la carriera universitaria. Si dice che è per incentivare il merito, allora incentiviamolo veramente questo merito, applichiamolo a tutti però e valutiamo la produzione scientifica di tutti, ricercatori e professori.

Intanto scopriamo che un provvedimento che assegnava il dieci per cento dei fondi nazionali per la ricerca a proposte di ricercatori under 40, selezionate secondo un processo di peer-review da un comitato di ricercatori anch’essi sotto i 40 anni, è stato cancellato (fonte la Stampa).

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Bolle d’acqua. Proteggere gli astronauti dai raggi cosmici

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Questo post partecipa al Carnevale della Fisica – Edizione Marzo 2012: Fisica e Bolle ospitato sul blog del mio amico Marco Casolino. Apprendo dall’aggiornatissimo sito di news spaziali AstronautiNEWS che la NASA ha rilasciato alcuni documenti inerenti alla Exploration Roadmap … Leggi l’articolo completo

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Balle Spaziali. Cattiva informazione scientifica in tv

Capita spesso che i giornalisti siano poco precisi quando devono parlare di scienza, perchè è necessario semplificare i concetti per permettere anche a chi non è del settore di comprendere il concetto principale. Comprensibile, dunque, una approccio divulgativo, ma alcune … Leggi l’articolo completo

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ATV3 pronto a portare sulla ISS le shielding tiles di ALTEA

Il terzo Veicolo di Trasferimento Automatizzato (ATV3) verrà lanciato il 23 di marzo 2012 dallo spazioporto dell’ESA di Kourou, nella Guiana francese, grazie a un razzo vettore Ariane 5. L’ATV è la navicella spaziale più complessa mai costruita in Europa. … Leggi l’articolo completo

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Windows 8 e Metro: impressioni e desideri

Dopo un paio di settimane dal rilascio pubblico della versione beta della nuova versione di Windows (trovate tutte le info per il download in Benvenuto Windows 8 Consumer!), chiamata da Microsoft Windows 8 Consumer Preview, ho usato questo sistema come Os principale del mio portatile personale. E’ infatti molto semplice installare il sistema in dual-boot con una installazione preesistente di Windows 7 ad esempio. Le novità sono molte ma vorrei principalmente soffermarmi sulla filosofia che si cela dietro questo nuovo sistema.

Windows 8 nasce come un sistema touch first, per poter permettere a Microsoft di entrare nel mercato dei tablet recuperando il tempo perso rispetto ad Apple. Il settore dei tablet si avvia a diventare nei prossimi anni il principale mercato di elettronica consumer prendendo il posto che una volta era dei personal computer.

I tablet grazie a sistemi operativi semplificati, ad autonomie prolungate e ad ingombri ridotti risulta un dispositivo immediatamente pronto per tutte le nostre esigenze sociali, multimediali, di ricerca di informazioni su internet e di svago personale. E’ però principalmente un sistema di fruizione di contenuti già esistenti e mostra i suoi limiti nello svolgimento di funzioni complesse che richiedono schermi maggiori, tastiere fisiche o maggiore potenza di calcolo.

Dicevamo che Windows 8 nasce come sistema touch first, cioè con l’input touch come sistema principale di input, e questa sua attitudine è ben evidente nella interfaccia grafica predefinita Metro ripresa da Windows Phone. Sebbene Micorsoft abbia cercato di rendere questa interfaccia comoda e fruibile anche con input tradizionali come tastiera e mouse è chiaro che il target primario sono i tablet.

Il secondo passo che Microsoft ha fatto per avvicinarsi ai tablet è stato quello di sviluppare una versione di Windows compilata per la piattaforma ARM (Windows on ARM o WOA), che incontra maggiormente le esigenze di autonomia del modo tablet.

Chiarito qual’è il target principale di Windows 8, passiamo ad analizzare come questo si concilia con la permanenza del mercato pc tradizionale, che rimarrà per tutte quelle attività per cui un computer vero non è sostituibile in nessun modo dai tablet o da sistemi touch.

Non capisco quanti affermano che i tablet con Windows 8 sfonderanno se sarà possibile portare dietro il parco software tradizionale di Windows e che dunque si lamentano del fatto che in WOA non saranno supportate applicazioni di terze parti che non siano applicazioni Metro e che dunque non passino attraverso lo Store. Chi vuole applicazioni desktop su un tablet? Le applicazioni desktop sono fatte per essere usate con tastiera e mouse, hanno menù con miriadi di opzioni, controlli non disegnati per l’uso con le dita. Sistemi tablet senza un’adeguata interfaccia non hanno futuro, come insegna proprio il fallimento di Microsoft in una nutrita classe di form factor alternativi ma che non erano supportati da adeguate interfacce utente. Qualcuno si ricorda gli Ultra Mobile PC? O i tablet convertibili? O di sistemi con Windows XP tablet edition? Quanti sanno che Windows 7 è ottimizzato anche per il touch? Sono quasi 10 anni che Microsoft cerca di “ottimizzare” Windows per il touch. Ripensare a Metro come interfaccia nativa touch first è forse proprio la mossa giusta, finalmente.

Aggiungiamo all’interfaccia Metro la gestione centralizzata delle applicazioni tramite Windows Store, l’account remoto (LiveID), la sincronia con il cloud introdotta da Windows Phone un anno e mezzo fa e abbiamo un ottimo sistema per tablet. Ma come si comporta questa interfaccia su piattaforme classiche come un portatile o un desktop? La mia esperienza d’uso in queste due settimane mi porta ad apprezzare Metro proprio quando il portatile viene utilizzato per usufruire di contenuti. Per navigare in internet, controllare la posta elettronica, controllare twitter o facebook, l’interfaccia Metro è molto piacevole specie se usata in configurazioni diverse da una scrivania, ad esempio seduti su un divano. Le applicazioni a pieno schermo, senza fronzoli, senza bordi, menu o pulsanti permettono un’esperienza d’uso rilassata, che non necessita più di tanto di controlli, mettendo veramente al centro il contenuto. In questa modalità d’uso anche il mouse diventa superfluo, e la tastiera è il modo principe di interagire con il pc.

Per un uso più tradizionale, se andiamo oltre l’estetica, non è che cambi molto da Windows 7, almeno per chi non usa ancora Windows 7 come se fosse XP (o Windows 98, fa poca differenza). Mi riferisco all’uso e all’organizzazione delle applicazioni ad esempio. Mentre su sistemi Windows precedenti riponevo personlamente molta attenzione nell’ordinare le applicazioni nello Start menu, creando cartelle con le categorie di applicazioni (Grafica, Utility, Programmazione, Giochi, ecc.) per poter catalogare tutto e trovare facilmente quello che cercavo, da Windows 7 ho dimenticato questo uso del menu Start. La funzione di ricerca di 7 funziona alla grande, serve Excel? Si preme Start, e si digita Exc e già compare Excel come prima scelta nel menu. Si preme invio ed Excel è lanciato. Al limite si scorre l’elenco con le frecce direzionali se il programma non appare come primo della lista. In Windows 8 questa funzione è ulteriormente potenziata, si preme Start (sulla tastiera o cliccando con il mouse nell’angolo in basso a sinistra del desktop, oppure aprendo la barra laterale dei charms andando nell’angolo a destra in alto o in basso oppure digitando win+c) e si inizia a digitare. Come in 7, appare istantaenamente una lista delle applicazioni trovate, oppure si può cercare tra le voci del pannello di controllo (mai più ma questa opzione dove era non la trovo più), tra i file del pc, oppure attivare la ricerca all’interno di una qualsiasi applicazione registrata per la ricerca, ad esempio all’interno dello store, oppure su internet, nell’hub people (la rubrica), tra le foto, la musica, i video, l’applicazione dizionario, ecc. ecc. Le potenzialità sono enormi, grazie anche a questa tecnologia dei contract dove le applicazioni possono mettere a disposizione del sistema operativo le loro potenzialità.

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Tramite i contract le applicazioni possono mettere a disposizione generiche risorse, come ad esempio documenti o foto, indipendentemente da dove queste risiedano, senza doverci quindi preoccupare di copiarle localmente per poterci lavorare sopra.

Facciamo un esempio. Voglio applicare degli effetti ad una foto utilizzando il programma Ashampoo ImageFX. Lancio l’applicazione e clicco su File Picker

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Si apre una schermata di selezione delle foto che riporta alcune cartelle o librerie locali. Cliccando su Files si ottiene la solita lista Documents, Pictures, Music, Videos, ecc. e più in basso appaiono invece le icone delle applicazioni Camera e Photos.

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L’applicazione Photos permette di gestire immagini sia locali, che su Skydrive o su Facebook, o ancora su Flickr. Selezionando una foto di Facebook potremmo elaborarla in ImageFX direttamente, senza doverla salvare in locale. Tutto questo permette una gestione quasi indipendente dal file system sottostante aggiungendo in modo nativo risorse cloud.

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Tutte queste applicazioni Metro saranno il tratto di congiunzioni tra tutte le versioni di Windows (qualcuno vocifera che a breve saranno installabili anche la app sviluppate per Windows Phone), mentre sulla piattaforma x86 o x64 rimarrà piena compatibilità con tutte le applicazioni desktop. La convivenza di questi due ambienti sarà il punto di forza per chi vuole un dispositivo completamente adattabile scegliendo un tablet x8 che sarà pienamente usabile come tablet in mobilità e come desktop quando agganciato ad una tastiera esterna. Per chi invece punta solamente ad un utilizzo mobile, un tablet ARM con WOA sarà la scelta giusta, augurandoci che il parco delle app Metro possa colmare la distanza dall’App Store Apple in breve tempo.

In Windows 8 ci sono ovviamente altre novità, da un rinnovato task manager al ribbon in Exlorer, ad una migliore gestione della copia di file multipli, ad un nuovo sistema denominato Storage Spaces per la gestione di dischi esterni. Trovate dettagli su tutte le novità di Windows 8 in questa serie di articoli di Paul Thurrott.

Concludo con un paio di desideri personali su questo nuovo sistema. Vorrei che alcune delle caratteristiche ormai consolidate sui sistemi mobili, e quindi già esistenti e collaudate, possano trovare il loro posto anche sul Windows tradizionale.

Alcuni desideri sono stati gia esauditi, mi riferisco all’integrazione in Windows 8 del People Hub, la super rubrica già vista in Windows Phone che integra gli aggiornamenti e le comunicazioni con i principali social network e che ovviamente è sempre aggiornata e sincronizzata via cloud su tutti i vostri dispositivi. Il secondo desiderio è la possibilità della condivisione (via social network, mail, IM, ecc.) da qualsiasi applicazione, inserita da Microsoft a livello di sistema nella barra laterale dei charms.

E’ stato poi introdotto il correttore ortografico a livello di sistema operativo, quindi attivo in ogni applicazione. Questo è ottimo anche se ancora non siamo ai livelli di Windows Phone, dove abbiamo una tastiera frutto di una ricerca avanzata (leggi Perché la tastiera di Windows Phone 7 è eccezionale) che offre text prediction e auto correzione per gli errori di battitura. Su Windows 8 (almeno in questa Consumer Preview) la correzione gramaticale, come già detto, è attiva a livello di sistema, ma si limita a sottolineare le parole errate. Offre la text prediction solo se viene usata la tastiera virtuale a schermo, ma non applica l’autocorrezione. Mi piacerebbe avere text prediction e autocorrezione anche con la tastiera fisica, in modo da poter scrivere in modo più efficiente qualunque sia l’input.

Altra caratteristica di Windows Phone è l’interazione vocale Tell Me. Sebbene ancora limitata si dimostra eccezionale in contesti quale la gestione dei messaggi (sms, facebook e Messenger), soprattutto quando usata con auricolari. All’arrivo di un messaggio il sistema avverte: “E’ arrivato un messaggio dal numero o dall’utente X. Cosa vuoi fare, leggi o ignora?” “Leggi” e dopo aver letto il messaggio “Rispondi, chiama o ignora?” “Rispondi” a questo punto elabora la nostra dettatura e rilegge quello che ha capito per verificare la correttezza della trascrizione “Invia o riprova?” Se è tutto a posto il messaggio viene inviato e non avete nemmeno dovuto cercare il telefono perché avete il bluetooth. Oltre ad espandere lettura e dettatura ad altre applicazioni (mi viene in mente la posta, i social network, le notizie, siti web, documenti, ecc.) in Windows Phone, mi piacerebbe che queste capacità siano portate sui nostri pc con possibilità e caratteristiche adattate al caso e estremamente configurabili. Immaginate di poter impostare il proramma di posta in modo da farvi avvertire, ed eventualmente leggere, i messaggi di un certo utente, ad un certo indirizzo oppure con determinate parole nell’oggetto. Oggi dobbiamo controllare la posta periodicamente o impostare un programma con notifiche e nel caso interrompere il nostro lavoro, passare al programma di posta e scrivere la risposta. Invece potremmo semplicemente farci leggere il messaggio, rispondere oppure dire di impostare la ripetizione dell’avviso tra un periodo di tempo, senza dover chiudere il programma a cui stiamo lavorando. Oppure dettare un documento, o farsi leggere un sito web o i titoli del giornale dal feed RSS.

Un altro possibile suggerimento per chi ha grandi monitor o monitor multipli è quello di permettere una modalità windowed delle app Metro e della schermata Start, per poterne utilizzare a pieno le sue qualità dinamiche nel mostrare contenuti (tutte le live tiles in generale, la prima che mi viene in mente è mostrare le attività recenti dei contatti sui social network, o il testo dell’ultima mail).

Le possibilità sono infinite e la tecnologia è già qui, in casa Microsoft. E non voglio nemmeno pensare alle possibilità che l’integrazione di Windows con Kinect offrirà, specie su pc domestici usati magari come Hub multimediali. E ho voluto parlare solamente delle tecnologie già presenti, sviluppate e funzionanti in casa Microsoft, cioè integrabili da subito. Ovviamente l’integrazione del riconoscimento del linguaggio naturale presente nel sistema Siri di Apple porterebbe il tutto a livelli ancora superiori.

Il futuro è già qui, godetevelo.

Post precedenti su Windows e Windows Phone:
Benvenuto Windows 8 Consumer! Ecco i download
Arriva Windows 8 Consumer Preview (Beta)
Windows 8. Veramente rivoluzionario
Windows Phone 7.5: is someone at Microsoft reading this blog?
Perché la tastiera di Windows Phone 7 è eccezionale
How Microsoft should improve Windows Phone 7 People Hub

Per aggionamenti, recensioni complete e novità su Windows 8:
Paul Thurrott’s Supersite for Windows
All about Microsoft by Mary Joe Foley

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